4 maggio

Venerdì alle ore 21

una riscrittura di
Marco Isidori
del Re Lear di Shakespeare


regia
Marco Isidori


con
Maria Luisa Abate
Paolo Oricco
Batty La Val
Francesca Rolli
Marzia Scarteddu
Eduardo Botto
Nevena Vujic
Vittorio Berger
l’Isi


tecniche
Sabina Abate


disegno luci
Francesco Dell’Elba


scene e costumi
Daniela Dal Cin


produzione
Fondazione del Teatro
Stabile di Torino,
Marcido Marcidorjs e
Famosa Mimosa

Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa nasce nel 1984 dall’intesa fra Marco Isidori, barocco ideatore di drammaturgie e visionari percorsi, e Daniela Dal Cin, poliedrica artista visiva – scenografa, grafica, costumista – la quale decanta l’immaginario alla base degli spettacoli in figure e spazi che aderiscono come maschere ai performer, influenzandone corpi, voci e identità.
Il loro teatro si completa grazie al virtuosismo fonico/vocale e al radicale trasformismo di Maria Luisa Abate.
Dalla fondazione ad oggi i Marcido hanno realizzato 27 spettacoli ispirati a vari autori, ma sempre connotati dalla ricerca d’un “teatro ulteriore” dove – come scrisse Franco Quadri – «gli attori e i loro corpi, le scene, gli addobbi e i costumi, le luci e le ombre, la voce e la musica, le parole, i gesti, il respiro e il canto, e naturalmente anche gli spettatori fanno parte di un tutto unico, una macchina-corpo dai molteplici organi».
Pur non rappresentando vicende, gli spettacoli dei Marcido metabolizzano riferimenti figurativi, letterari e sonori, componendo storie che si incarnano nell’organismo scenico: storie evidenti, perché coincidenti con la realtà dello spettacolo, eppure cifrate, perché nascoste nell’impatto della sua visione. Storie che non narrano, ma sono piuttosto narrate da impasti di presenze in azione.
Ormai da trent’anni il processo creativo dei Marcido veicola letture, suggestioni e tematiche, che passano dai concepimenti mentali di Isidori alla partitura multisensoriale dello spettacolo.

 

(Gerardo Guccini)

 

La poesia di Shakespeare, questo è palese, gode di un’estrema permeabilità, il suo bilanciatissimo gioco linguistico permette che la si possa agevolmente abitare senza temere catastrofi semantiche; c’è nella sua trama un invito alla “ricreazione” assai difficile da eludere; ed infatti non ci si è potuti semplicemente limitare ad una “traduzione” del Lear, l’abbiamo “dovuto” bensì riscrivere in rapporto obbligato, direi quasi sotto dettatura della mano dispotica che la nostra idea di Teatro impone alle variabili iconiche e drammaturgiche che andranno a comporre la realtà ultima della messa in scena.

 

(Marco Isidori)

Per la prima volta al Teatro Manzoni la compagnia dei Marcido Marcidorjs – in prima regionale dopo il debutto a Torino.
Prezioso appuntamento al Teatro Manzoni con il teatro d’arte dei Marcido Marcidorjs, originalissima e pluripremiata (Premio della Critica 2009 e due volte premio Ubu per le scenografie nel 2003 e nel 2009) compagnia che presenta a Monza (in prima regionale dopo il debutto a Torino) il suo nuovissimo lavoro.