Più di 130 repliche il primo anno di tourneè, oltre 150.000 biglietti venduti, un successo made in Italy. Un viaggio della fantasia nelle notti d’Oriente accompagnato da Aladin, il geniale e romantico scavezzacollo. Dopo il grande successo ottenuto con Grease, torna a calcare le tavole del palcoscenico del teatro Flavio Montrucchio nel ruolo di Aladin. Nel ruolo dell’esilarante Genio Stefano Masciarelli, il comico, l’attore, l’artista, che vanta un’esperienza ventennale nel cinema (con le regie di De Sica, Soavi, Costa Graves, Th Torrini…), nella tv (Avanzi, Domenica in, Ballando con le stelle…), nel teatro (Hairspray, la Febbre del Sabato Sera…). Uno spettacolo che ha incantato e divertito le platee di tutta Italia ed ha saputo vestire “di favola” il teatro esaudendo i desideri degli spettatori. Con Testi e liriche di Stefano D’Orazio, le musiche dei Pooh, professionisti come i premi olimpici Aldo De Lorenzo e Sabrina Chiocchio, direzione musicale di Giovanni Maria Lori, Fabrizio Angelini alla regia in collaborazione con Gianfranco Vergoni, con la direzione artistica di Simone Martini. NOTE DI REGIA Una favola arcinota, un classico per grandi e piccoli, rivisitato dall’abile penna di Stefano D’Orazio: questa l’avventura che ci è stata proposta e che ci ha dapprima incuriosito, poi coinvolto e via via sempre più esaltato. Ci ha colpito soprattutto la vena ironica dell’autore, che abbiamo sposato in toto con grande complicità, coinvolgendo a nostra volta un cast di prim’ordine, che se all’inizio si è dimostrato piuttosto spiazzato da certe scelte, a mano a mano si è posto sempre di più sulla nostra lunghezza d’onda, con gli attori e i danzatori divertiti e divertenti al tempo stesso. L’auspicio è che al pubblico arrivi la gioia che noi tutti stiamo provando nel mettere in scena lo spettacolo, per poterne godere a sua volta: un divertimento intelligente e mai volgare, cosa di questi tempi non sempre facile da trovare. Che altro dire? Che regia e coreografia si fondono, che la scenografia stessa si muove insieme agli interpreti, che i costumi e la musica assecondano tutto questo. Un grande lavoro d’equipe, come si conviene ad un grande musical. Salite anche voi con noi sul tappeto volante della fantasia: c’è posto per tutti! Fabrizio Angelini, in collaborazione con Gianfranco Vergoni Le 1000 e una notte; la notte é stata la casa di tutte le storie raccontate in quanto, nell’impossibilità di vedere nitidamente le forme della realtà, la mente è stimolata a crearne di proprie percorrendo la strada della metafora. Le favole - come la poesia, la letteratura e le arti figurative - costituiscono l’atto finale di questo processo, tanto necessario all’uomo, quanto insito nella sua stessa natura. Noi produciamo quella cultura chiamata teatro, mettiamo un tetto sopra la realtà quotidiana, cercando di creare quella magia propria dell’oscurità in cui ogni spettatore possa, con il nostro aiuto, costruire una nuova relazione con essa. Da qui la nostra necessità di fare teatro rileggendo la favola, adattandola, senza però mai tradirla, costituendo un gruppo di lavoro capace di tradurre questa nostra esigenza. Per far questo noi collaboriamo con dei professionisti, o meglio degli artigiani del teatro, che in quest’arte millenaria rappresentano l’anello di congiunzione fra tradizione tramandata e il presente tra la parola e la drammaturgia. Le scene sembrano uscire da un quadro dipinto a olio. Ci sono voluti più di 30 pittori e costruttori che, come su una tela, hanno dipinto le nostre idee, dove i personaggi sembreranno prender vita da ori e stucchi, da sontuose residenze e luoghi oscuri. Qui la tradizione dell’opera, come sottofondo a quei virtuosismi propri della tecnologia, capace di muovere un tappeto volante e l’intera scena, come i giochi di una scatola infinita e magica per l’occhio e il cuore di grandi e piccini. Nessun direttore d’orchestra migliore se non il pluripremiato Aldo De Lorenzo, non senza la collaborazione di Umile Vainieri alle luci e di Alexis agli effetti speciali e illusioni. La favola è costruita sugli stereotipi, su quell’immaginario collettivo, il quale è stato il nostro punto di partenza. Abbiamo quindi scelto di esagerare i tratti somatici con le caratterizzazioni tipiche delle favole attraverso le maschere, che ci proietteranno all’interno dello stomaco della nostra storia dove tutto è possibile, dove tutto sarà leggibile. Le maschere e la fantasia interagiranno con la realtà del popolo degli uomini e con i due protagonisti che, nella verità dell’amore, saranno gli unici insieme al Genio che vorranno sfuggire alla tirannia e alla non verità della favola stessa. I costumi del Premio Olimpico per il teatro Sabrina Chiocchio sono degli elementi, quando esagerati, quando appena accennati, di quel complesso mobile e pittorico della scena; saranno, quindi, pennellate tono su tono, decori di oro e d’argento e spruzzi di colori sontuosi su quel palcoscenico che è la casa di chi sa attendere, di fronte ad una tela bianca, quel momento ispirato di arte e tecnica per graffiare la realtà. Resteremo quindi per cento e più date nella notte di Baghdad, dove l’amore può fermare il tempo e il male può essere sconfitto da un cuore semplice e umile, nell’atto attuale e positivo di credere ancora nel "lieto fine". Abbiamo cercato di raccontare ciò che sta nel percorso, ma il nostro lavoro è quello di dare uno spettacolo, che speriamo sia qualcosa che rimarrà, attraverso i testi irriverenti e scanzonati di Stefano D’Orazio, attraverso le musiche degli intramontabili Pooh, l’attenta regia di Fabrizio Angelini, la sapiente direzione musicale di Giovanni Maria Lori e, soprattutto, grazie a tutti quanti i nostri collaboratori, non dimenticando mai gli attori, e i ballerini che sono quei delicati e meravigliosi strumenti chiamati ad essere ogni sera artisti.
Simone Martini, la Direzione Artistica |