Dall’8 all’11 marzo

Giovedì 8 alle ore 21
Venerdì 9 alle ore 21
Sabato 10 alle ore 21
Domenica 11 alle ore 16

di
Euripide


traduzione
Umberto Albini


con
Franco Branciaroli (Medea)
Alfonso Veneroso
Antonio Zanoletti
Tommaso Cardarelli
Livio Remuzzi
Elena Polic Greco
Elisabetta Scarano
Serena Mattace Raso
Arianna di Stefano
Francesca Maria
Odette Piscitelli


e con
Alessandra Salamida
Raffaele Bisegna
Matteo Bisegna


regia
Luca Ronconi
ripresa da
Daniele Salvo


scene
Francesco Calcagnini
riprese da
Antonella Conte


costumi
Jacques Reynaud
ripresi da
Gianluca Sbicca


costumi
Jacques Reynaud
ripresi da
Gianluca Sbicca


luci
Sergio Rossi
riprese da
Cesare Agoni


coproduzione
CTB Centro Teatrale Bresciano
Teatro de Gli Incamminati
Piccolo Teatro di Milano

Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: ‘Medea dallo sguardo di toro’, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro. Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone.

 

(Franco Branciaroli)

 

Medea, “la straniera”, “la diversa”, è arrivata via mare, ha lasciato la patria, oltrepassato “le duplici rocce dello stretto di mare”, si ritrova in terra straniera, ha perso il suo uomo, il suo letto e ora viene cacciata con ignominia dal Paese che l’aveva accolta.

L’opposizione tra il mondo di Medea, arcaico, violento, eroico, estremo e passionale e il mondo di Corinto, moderno, squallido, grigio e deprimente, un mondo governato dal denaro e dalla convenienza, regno dei più furbi, di chi vanta amicizie più importanti, di chi tradisce, è alla base dell’antitesi Medea / Giasone. Sono due universi che si scontrano, due visioni del mondo completamente diverse: uno scontro clamoroso tra Oriente ed Occidente, tra maschile e femminile (e tra maschile e maschile).

 

(Rodolfo di Giammarco, la Repubblica)

 

Franco Branciaroli riallestisce uno spettacolo evento del teatro italiano: la Medea diretta da Luca Ronconi, di cui fu protagonista nel 1996.

 

Una ripresa del lavoro del grande regista scomparso nel 2015, riportato sulle scene da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza.

 

Un’occasione imperdibile di rivedere il grande capolavoro di Euripide in una delle trasposizioni teatrali più interessati con Branciaroli nei panni femminili di Medea.

 

Se le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio come l’eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli e le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, Medea è il prototipo del minaccioso impersonato da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà. La sua esclusione è dovuta alla paura di questa minaccia. “Medea – leggiamo nelle note di regia di Ronconi – è una ‘minaccia’,
una ‘minaccia’ che incombe imminente anche sul pubblico”. Per questo suo essere misteriosa e mostruosa può essere interpretata da un uomo.