quello-che-non-ho

Dal 23 al 26 febbraio

Giovedì 23 ore 21
Venerdì 24 ore 21
Sabato 25 ore 21
Domenica 26 ore 16

liberamente ispirato all’opera di
Pier Paolo Pasolini


canzoni di
Fabrizio De André


drammaturgia e regia di
Giorgio Gallione


con
Neri Marcorè


e con
Giua
Pietro Guarracino e
Vieri Sturlini voci e
chitarre


arrangiamenti musicali di
Paolo Silvestri


collaborazione alla drammaturgia di
Giulio Costa


scene di
Guido Fiorato


luci di
Aldo Mantovani


produzione
Teatro dell’Archivolto

biglietto veloce

Uno strepitoso Neri Marcorè reinventa il teatro canzone – sostenuto in scena da musicisti cantanti dal talento virtuosistico – e, ispirando­si a due giganti del nostro recente passato, Fabrizio De André e Pier Paolo Pasolini, dà vita ad uno spettacolo unico che unisce satira, racconto e suggestione poetica.
Quello che non ho è un affresco teatrale che si interroga sulla nostra epoca.
Viaggiando “in direzione ostinata e contraria” si favoleggia del Se­sto continente, un’enorme Atlantide di rifiuti di plastica (grande due volte e mezzo l’Italia) che galleggia al largo delle Hawaii; di guerre causate dal coltan, minerale indispensabile per far funzionare tele­fonini e playstation, di economia in “decrescita felice” che propone la pizza da un euro (una normale margherita, grande però come un euro…), costruendo così un mosaico variegato di storie tra satira, musica, narrazione e poesia…
«Come può un artista, un intellettuale, raccontare a chi non l’ha vis­suto cosa è stato il nostro tempo? Una volta chiesero a un direttore d’orchestra, Furtwangler: “Quanto dura il concerto di Mozart che lei dirigerà stasera?” E il direttore rispose: “Per lei dura quarantadue minuti… per chi ama la musica dura da 300 anni”. Stiamo producen­do orrori e miserie, ma anche un tempo fatto di opere meraviglio­se, quadri, musica, libri, parole. Eredità e testimonianza della civiltà umana sono le frasi di Leonardo “seguiamo la fantasia esatta”, di Mozart “siamo allievi del mondo”, di Rameau “trovo sacro il disordi­ne che è in me”, di Monet “voglio un colore che tutti li contenga…»

 

(Giorgio Gallione – Note di regia)

 

«Se nel lungo tragitto della vita, come insegnava il disilluso Piran­dello, è facile incontrare tante maschere e pochi volti, tra questi ul­timi vanno cercati quelli di Fabrizio De André e Pier Paolo Pasolini. Allineati, i due poeti, non lo sono mai stati. Ogni volta che una defi­nizione sembrava costringerli, ecco una virata, spiazzante. Spesso involontaria, perché la libertà non cammina su sentieri segnati, vola sul mondo, lo ridisegna, magari lo interpreta, ma senza mai rendere conto a nessuno».

 

(Alberto Puppo – La Repubblica)