Giovedì 21, Venerdì 22, Sabato 23 febbraio 2019 – alle ore 21
Domenica 24 febbraio 2019 – alle ore 16

 

Alessandro Benvenuti

in L’Avaro


Libero adattamento, ideazione spazio, costumi, regia Ugo Chiti

Con Alessandro Benvenuti

E con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti

Ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi

Luci Marco Messeri

Musiche Vanni Cassori

Aiuto regia Chiara Grazzini

Produzione Arca Azzurra Teatro


Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità… L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni.

Ugo Chiti innesta la vicenda del grande classico nel linguaggio, forte, crudo e a volte comicissimo che gli è proprio plasmandolo e radicandolo nel corpo degli attori della sua storica compagnia (Arca Azzurra Teatro) e in quello di Alessandro Benvenuti, primattore che veste i panni ambiguamente divertiti e feroci di Arpagone.

Arpagone, classica figura del vecchio taccagno incallito protagonista della commedia, usa tutto e tutti, figli compresi, per accumulare e moltiplicare il suo danaro.

Progetti di matrimoni (mal) combinati, equivoci a non finire, amori segreti, prestiti al limite dello strozzinaggio, un furto clamoroso di ben diecimila ducati d’oro e un lieto fine dove amori e denari troveranno i rispettivi, più giusti, destinatari.

Se la storia critica de L’avaro vede commenti divisi tra coloro che considerano la commedia un’opera comico-farsesca con un buffone al centro della vicenda e quelli che vi leggono una componente seria che con Arpagone sfiora quasi il tragico, l’adattamento di questa messinscena guarda L’avaro occhieggiando a Balzac senza dimenticare la commedia dell’arte, intrecciandone ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux.

Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto, mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale.

Semmai qui si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e ossessione assolutamente “moderne””.

(Ugo Chiti)